Standard Funzionale o di Lavoro FCI per Segugi
da i Segugi a cura di Bruno Ottino
Conformità allo Standard di Lavoro
Si tratta di valutare da un punto di vista morfologica il soggetto o i soggetti prima dell’inizio della prova; per quelli compresi in una muta è consigliabile I’esame isolatamente.
La più importante è la verifica della corrispondenza a quanto descritto nello standard morfologico. E’ consigliabile di seguire il criterio d’assegnare mentalmente la qualifica che si ritiene la più appropriata per tradurla poi in numeri. A questo scopo si suggerisce il seguente prospetto:
Suff. e A.B. = 6 (x 3 = 18) B. = 7(x 3 = 21) M.B. = 8(x 3 = 24) ECC = 9 (x 3=27) Si ricorda che non vanno dimenticati quei gravi difetti, regolati dalle norme dell’ ENCI ed elencati sul libretto che sono causa di eliminazione.
Essere in linea con lo Standard morfologico ed implicita nella tipicità di razza, ma qui si vuole richiamare in particolare quella struttura che acquisisce il cane che è sottoposto a lavoro sin dalla giovane età ed in modo continuativo e in altre parole un solido sviluppo scheletrico e marcata sviluppo muscolare che sono una garanzia di fondo e qualità del movimento.
Omogeneità (per coppie e mute..)
Il regolamento stabilisce che i cani devono appartenere tutti alla stessa razza, in caso contrario, il rispetto della norma comporta l’esclusione dalla prova a meno che si tratti di un soggetto appartenente ad una muta per la cui esclusione venga meno il numero minimo di quattro soggetti. L’omogeneità non può che avere un’importanza marginale (1-2 punti) e sarà riferita al colore, alla taglia ed allo tessitura e lunghezza del pelo nel pelo forte, che comunque dovrà essere nel rispetto della standard. L’omogeneità, sia ben chiaro, o c’è per tutti o c’è per nessuno e non può mai in nessun caso essere motivo di penalizzazione ma solo di premio quando è presente una muta può non essere omogenea e contemporaneamente costituita da cani con qualifiche di ECC.. o CAC in morfologia.
Trascorsi i primi dieci minuti di tolleranza d’eventuali scorrettezze, i cani devono essere riportati al punto di partenza perché a quel punto deve iniziare la cerca nel modo descritto dal regolamento, le corse a vuoto, fuori mano, disordine comportano l'eliminazione dalla prova. La passione deve essere equilibrata. E più importante l’accortezza e l'impegno nell’ispezione del terreno che la speditezza.
La disciplina va vista sotto due aspetti: quella del solo interessamento per il selvatico oggetto della prova e quello della maneggevolezza ed ubbidienza pure indispensabili ma che in ogni modo non devono trasformare il segugio in uno schiavo. Esso deve conservare una sua personalità ed autonomia, che il conduttore deve rispettare, Il regolamento definisce il conduttore “parte integrante” ma vuol significare semplicemente che può integrare l’azione del cane là dov’è mancante, ma di queste manchevolezze, completate dal Canettiere, il Giudice deve tener conto in negativo per i cani. Non può sostituirsi agli stessi, pena l’eliminazione dalla prova.
Il collegamento va pure visto sotto due aspetti: quello con il canettiere, il quale soprattutto deve essere in grado di mantenere il cane o i cani sul terreno assegnatogli e quello di componenti di coppie e mute fra di loro che è tale anche quando l’azione di cerca viene svolta ad una certa distanza fra di loro a condizione che si tengano d’occhio (o d’orecchio!) pronti ad accorrere nel momento opportuno.
Può succedere che appena liberati i cani “incontrino immediatamente” dando inizio ad un accostamento vero e proprio; In questo caso, anche se non possiamo assegnare nessuno dei venti punti della cerca che è venuta a mancare, ne restano pur sempre ottanta a disposizione più che sufficienti per qualsiasi qualifica e le doti elencate in questa voce saranno prese in considerazione nelle altre fasi della cacciata. Va anche detto che il rilevamento iniziale da parte dei cani d’uste leggere che poi abbandonano non deve far considerare cessata la fase di cerca.
Si può affermare che i cani sono in accostamento salo quando procedono uniti su una fila e non in fila risolvendo eventuali falli, per giungere in prossimità del covo, Il segnare qua e là, cosa possibile dove abbondano le lepri o in giornate particolari, sperando di arrivare sugli ultimi cinquanta metri, senza che sia possibile, alla luce dei fatti, ravvisare una continuità logica del percorso, non è accostare, è semplicemente affidarsi alla fortuna ed allora cauti nell’assegnare qualifiche importanti.
In questa voce è citato per primo l’olfatto. Esso è dote fondamentale, e non è nemmeno il caso di evidenziarlo, in tutta l’azione di caccia. È di non facile valutazione, ma è proprio nella fase d’accostamento che il Giudice, seguendo passo-passo i cani, ha la maggior possibilità di apprezzarne la potenza, di cogliere nel singolo soggetto quelle sfumature che lo fanno avanzare con sicurezza e decisione sull’usta e nella giusta direzione e di come sa servirsi di quest’olfatto anche nella soluzione dei falli.
Spirito di muta è quello che fa procedere uniti sulla stessa usta i cani. Si ha l’impressione che vogliano rubarsi l’un l’altro il sentore e forse nelle loro intenzioni è anche questo: una competizione per arrivare per primi sul selvatico.
Non c’è scovo se i cani non hanno dimostrato prima di sentire vicino il covo. Questa è la condizione irrinunciabile per poter assegnare una qualifica e, anche qui, nel dubbio, questa qualifica non dovrà mai essere importante. Il dubbio è fondato soprattutto quando si ha a che fare con dei cani che con il loro comportamento ed una voce monotona e poco espressiva, non fanno differenza alcuna fra luogo di pastura e vicinanza al covo.
Un problema sorge quando i cani dimostrano chiaramente di essere giunti in prossimità del covo ed hanno difficoltà a scovare, nel frattempo la lepre o per l’avvicinarsi dei cani a gran voce o per l’insistenza degli stessi nelle vicinanze, abbandona alla volpina il suo rifugio. È possibile che un singolo o anche una coppia, meno una muta non siano dotati di sufficiente iniziativa per giungere in breve sul covo abbandonato o sulla traccia, il che compromette senz’altro la conseguente seguita. Va ricordato che i cani di centro puro (quelli degni di questa qualifica non sono molti e sono dei grandi cani) hanno qualche difficoltà in questa fase. È dovere del Giudice, il quale deve avere ben chiara la situazione del momento, invitare il canettiere ad indirizzare i cani sulla traccia, senza che il fatto comprometta eccessivamente il giudizio finale.
Un inseguimento di dieci minuti non è una seguita. Il regolamento pone dei limiti solo sui tempi, minimi, quindi si dovrebbe pretendere almeno una ventina di minuti per poter sostenere di aver assistito ad una quasi seguita. Non va dimenticato che i falli inizialmente se li procurano spesso i cani, perciò non si può nella relazione citarli considerandoli punti di merito, come se una seguita di dieci minuti con la soluzione di questi cosiddetti falli, che è invece errore dei cani, debba avere tutti i crismi per essere considerata valida.
La seguita ha un significato quando diventa persistente, si prolunga nel tempo. La traccia già, di per se, evanescente diventa col tempo interpretabile in modo sicuro e deciso solo dai cani di mestiere.
La coesione è l’avanzare per coppie e mute sulla traccia in modo unito.
Questa è legata alla prestanza fisica, all’allenamento ed alla potenza olfattiva che devono essere di pari valore in tutti i soggetti.
Non è il collegamento e non è lo spirito di muta, due elementi pure presenti nella seguita ma che vengono meno quando manca la coesione.
L’espressività della voce, che è dote individuale e significa naso utile ed intelligenza nell’interpretare l’usta, deve essere considerata importante nell’assegnare il punteggio, senza però dimenticare timbro e tono, che deve rispecchiare le caratteristiche della razza fissate dallo standard di lavoro. Vanno inoltre valorizzate quelle voci che nella seguita dominano sulle altre e sono udibili a distanza. Prima della chiusura del turno si hanno sicuramente tutti gli elementi per esprimere un punteggio equo, sempre che naturalmente non sia venuto a mancare il contatto diretto con i cani.
Conformità allo standard di lavoro
Lo standard di lavoro definisce e fissa per ogni razza quello che deve essere lo stile e quindi il comportamento del cane sul terreno di caccia.
Lo stile di razza è quello insieme di manifestazioni, atteggiamenti e movimenti, che nei soggetti appartenenti alla stessa razza, diventano caratteristici per uniformità nell’eseguire una determinata attività. Le componenti sono molteplici: manifestazioni psichiche o d’intelligenza, atteggiamenti del cane a contatto con l’emanazione e in altre parole carattere di razza, temperamento, olfatto, voce e poi sotto la spinta di queste componenti: movimento di tutto il corpo e della coda in particolare, portamento della testa nella presa dell’usta, andatura.
Lo stile di razza è della massima importanza, è la razza stessa nella sua funzione, la somma di tutte le doti che manifesta un soggetto nel modo caratteristico e specifico della razza d’appartenenza.
Nelle molte razze di segugi non è sempre così netta la differenza di stile fra l’una e l’altra; non così come nelle varie razze di cani da ferma. Purtroppo non esistono standard di lavoro ufficiali, in altre parole riconosciuti dalla FCI, fatta eccezione per il segugio italiano.
A questo proposito oltre a quello ufficiale ne esiste uno preparato da una Commissione, pubblicato sulla nostra rivista e che sarà pro posto all’ENCI. Per le razze non italiane, fino a quando non avremo standards ufficiali, ci sarà d’aiuto oltre che l’uniformità di stile fra i componenti di coppie e mute, il rispetto del regolamento, che vale per tutti, nello svolgimento delle quattro fasi della cacciata.
Abbiamo avuto modo di valutarla nelle fasi precedenti del turno, nel modo di ciascun soggetto di condurre la cerca, e poi di interpretare l’usta, nella soluzione dei falli. In questa voce si tratta di tenerne conto.
Attitudini particolari. Fatto salvo il concetto che tutti i segugi validi sono completi, queste attitudini sono quelle che ci convincono di essere di fronte a soggetti con doti particolari, come ad esempio: il lavoro svolto su strade, la tendenza ad ispezionare con cura ed insistenza punti di probabile transito del selvatico, l’evidenziare immediatamente un raddoppio ecc. oppure quando si tratta di una netta superiorità in un’intera fase della cacciata. Uniformità nello stile di lavoro. Qui non sono valide le considerazioni fatte per l’omogeneità della prima voce. Sul terreno i cani devono comportarsi tutti secondo lo stile della razza d’appartenenza, fatte salve quelle caratteristiche individuali che però nulla tolgono all’uniformità di stile. I soggetti che si comportano in modo non rispondente allo standard di lavoro della razza vanno penalizzati. Qualche punto in più va attribuito a tutti, se quest’uniformità di stile è presente in tutti ed è indiscutibilmente una garanzia di razza e di selezione,
Questa settima voce, ovvero sia conformità allo standard di lavoro, deve essere un po’ un sunto di quanto abbiamo osservato durante tutto il turno di prova.
Le doti elencate in ciascuna delle sei voci della scheda hanno concorso a formare i punteggi assegnati in precedenza, ora tutte insieme, ben presenti al Giudice che le ha qualificate man-mano, devono concorrere a for mare il punteggio di quest’ultima voce, che dispone di un numero di punti più alto per la sua evi dente importanza, quella di rispecchiare le caratteristiche individuali e di razza di ciascun soggetto. Il punteggio quindi sarà formulato dal Giudice sulla scorta delle doti emerse durante il turno ed attraverso l’osservazione del modo di muoversi e di comportarsi dei soggetti sul terreno di prova riferito allo standard.
Finisco affermando che non c’è regolamento e scheda che valga se mancano la passione, l’onestà, e la preparazione di chi li deve applicare. Nella riunione tenutasi a Casteggio il venerdì 15/03 presenti la maggioranza dei Giudici, si è auspicata la creazione di un “Comitato Giudici” incaricato della difesa dei diritti e del buon nome degli stessi, un aspetto di quest’auspicabile difesa dovrebbe essere anche quella di una corretta etica comportamentale di ciascuno di noi.
Bruno Ottino