L’HEPATOZOONOSI
a cura di MARCO BOCCETTI
Un’altra malattia trasmessa dalle zecche:
In questi ultimi quindici anni si è assistito al diffondersi di una nuova forma morbosa che colpisce i cani sia giovani che anziani. Si tratta dell’Hepatozoonosi canina, malattia diffusa un po’ ovunque in Africa, Asia, Usa (Texas) e nel sud dell’Europa. La malattia colpisce i canidi domestici e selvatici e sembra, sebbene in forma saltuaria, anche il gatto domestico.
Questa malattia è sostenuta da un parassita chiamato Hepatozoon canis che nel cane ha un ciclo simile a quello dei coccidi.
Il ciclo biologico di questo parassita inizia con una zecca del genere Rhipicephalus quando si attacca ad un cane affetto da hepatozoonosi con la presenza di parassiti nei globuli bianchi del sangue. Questi parassiti ingenti con il sangue dalla zecca raggiungono l’intestino e iniziano a moltiplicarsi dando origine ad una «stirpe di zecche infette»! Il cane (quello sano) contrae la malattia quando viene attaccato da queste zecche portatrici di questo parassita.
Essendo i parassiti albergati nel l’intestino della zecca, il cane si infetta ingerendola o strappandosela dalla propria pelle. Questa operazione non è molto abituale per i cani ma si è visto che i cani infestati da queste zecche tendono ad eliminarle con i propri denti.
Questi parassiti, detti sporozoiti, raggiungono l’intestino del cane dove, una volta liberi, raggiungono i vasi sanguigni e linfatici avendo così la strada aperta verso i più svariati organi. Nel torrente sanguigno penetrano nei globuli bianchi ma si piazzano anche nel midollo osseo, nei polmoni, fegato, milza, cuore e soprattutto nei muscoli scheletrici dove possono rimanere sotto forma di cisti oppure, dopo un certo periodo di tempo, possono ritornare nel torrente sanguigno e ricominciare il ciclo attraverso la zecca che può a sua volta infettare altri cani.
Questa malattia è una di quelle cosiddette «emergenti», in quanto è da poco tempo che viene studiata da clinici e ricercatori.
Come si manifesta nel cane l’hepatozoonosi? Bisogna dire che spesso, nel cane, questa malattia si ritrova associata alle altre due malattie trasmesse dalle zecche e cioè la babesiosi e l’ehrlichiosi da me già descritte, per cui il quadro clinico molte volte appare confuso dalla sovrapposizione dei sintomi delle altre due malattie.
Quando si presenta da sola, le manifestazioni cliniche si ritrovano quasi sempre nei cani giovani o in quelli anziani affetti da problemi di immunodeficienza o immunodepressione. Il quadro in ogni caso non è di facile lettura perché si può avere una forma blanda oppure una forma acuta che può portare a morte il soggetto.
Dopo tre-sette giorni dall’ingestione della zecca, nel cane compare un rialzo febbrile con perdita di peso, sebbene il cane mostri il consueto appetito, debolezza degli arti che si manifesta con difficoltà di deambulazione. Il cane appare «pieno di dolori» tanto da muoversi con un’andatura incerta. Anche alla palpazione il cane può mostrare dolorabilità tanto da rivoltarsi. Con il passare dei giorni, se non sopraggiunge la morte, si assiste ad una attenuazione di questi fenomeni dolorosi. Anche la febbre decresce per poi ripresentarsi di nuovo. In caso di morte del cane all’autopsia si riscontra un’atrofia muscolare generalizzata. All’esame istologico le masse muscolari presentano una miosite con la presenza di un gran numero di parassiti nei differenti stadi evolutivi.
Arrivare ad una diagnosi di hepatozoonosi è sempre molto difficile e bisogna possedere oltre alle conoscenze tecniche anche una certa pratica clinica.
In ogni caso alla diagnosi si arriva considerando diversi punti: cane che soggiorna o ha soggiornato in zone dove l’Hepatozoon canis è presente in forma endemica; cane infestato da zecche del genere Rhipicephalus; presenza di segni clinici evocatori. Con risposta positiva a questi punti si procede ad esami cIinici collaterali quali la radiografia ossea e la ricerca del parassita nelle masse muscolari o nei leucociti del sangue. Purtroppo attualmente non esistono esami sierologici in grado di rivelarci in maniera semplice e sicura la presenza dei parassiti. La terapia è a tutt’oggi improntata sulla somministrazione di Imidocarb e antibiotici, non avendo ancora trovato un farmaco elettivo per questa specifica malattia. La risposta di questi farmaci può essere falsata dal fatto che l’hepatozoonosi può regredire spontaneamente come può portare a morte il cane anche durante questo trattamento terapeutico.
Bisogna anche ricordare che solo di recente la scienza (quella ufficiale!...) ha cominciato a prendere in esame questa malattia per cui è molto probabile che nei prossimi anni le conoscenze sulla patogenicità di questo parassita canino sia no molto superiori a quelle attuali e conseguentemente si spera vi possano essere in commercio dei farmaci specifici per la cura di questa malattia. Nell’attuale, conviene puntare tutto sulla prevenzione che è abbastanza semplice e, non mi stancherò mai di ripeterlo, si basa sulla lotta totale alle zecche ed in questo mi sto accorgendo di essere diventato noioso.., o no?
Diana 13/03/1997